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  3. Muri Verdi – Workshop #2 Edible Design

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Wise Society: in Sicilia i bambini vanno a scuola di architettura sostenibile

Si può insegnare l’architettura ai bambini? A guardare Letizia parrebbe proprio di sì. Letizia ha 4 anni e ascolta rapita una lezione in cui si parla di Frank Gehry e del rapporto con… i Barbapapà. Insieme a lei vi sono un’altra trentina circa di alunni che partecipa a una delle lezioni bisettimanali che si tengono al SOU, la scuola di architettura per bambini inaugurata nel 2016 in Sicilia, a Favara (Agrigento).

Un’iniziativa di livello, che vede coinvolti docenti del calibro di: Marco Imperadori, del Politecnico di Milano di cui è delegato del Rettore per l’Estremo Oriente; Maurizio Carta, urbanista e docente universitario all’Università degli Studi di Palermo; Marialuisa Palumbo, senior fellow del McLuhan Program in Culture and Technology dell’Università di Toronto (Canada). Nel corpo insegnanti c’è anche Francesco Lipari, pluripremiato architetto, che in una intervista a Wise Society sosteneva come l’architettura debba tornare a suscitare emozioni.

COME E’ NATA LA SCUOLA – È lo stesso Lipari a raccontarci di questa proposta didattica certamente originale, nata come spin-off del Children Museum, l’iniziativa della Farm Cultural Park che da anni cerca di raccogliere fondi in crowdfoundingper realizzare il primo museo dedicato ai bambini in Sicilia. Una parte delle somme ricevute è stata impiegata per creare SOU, che ha un duplice scopo: «avviare l’attività del Children Museum e diffondere un modello educativo che verrà poi trasposto attraverso lo stesso museo – illustra Lipari – La SOU è ospitata in uno spazio della Farm, dotata di spazi funzionali per i bambini che possono imparare giocando». Tante idee entrano nel programma didattico che dà appuntamento ai bambini (dai 4 anni ai 10) due volte la settimana, in orario extrascolastico. I docenti coinvolti portano competenze ed esperienze peculiari, proponendo lezioni strutturate, passando a spiegare vari temi e aspetti.

IL BELLO INSEGNATO AI BAMBINI – «L’obiettivo principale è far scoprire ai bambini cosa sia il bello, specie in una città che ha subìto particolarmente il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Imparano cosa sia la pianificazione urbana e perché sia utile seguire un piano regolatore così da evitare gli errori del passato che purtroppo vedono e vivono quotidianamente», afferma l’architetto, spiegando che la Farm si propone di allevare una nuova generazione di persone consapevoli, cominciando a farlo in tenera età, «quando ancora le contaminazioni tipiche del mondo contemporaneo (l’uso dello smartphone, per esempio) rendono più complessa l’attività educativa e propedeutica». Quali sono le materie insegnate? Innanzitutto architettura a tutto campo, declinata in vari aspetti come possono esserlo la geometria o la biologia. La sostenibilità ambientale vi entra in vari modi: ad esempio in una lezione di Maurizio Carta sulle smart city oppure attraverso esempi e riferimenti ludici impiegati da Marzia Messina per parlare di Frank Gehry, mettendolo in rapporto con i Barbapapà, «considerando non solo la sostenibilità ambientale, ma anche la caratterizzazione degli spazi, l’opportunità di crearli su misura, attraverso la propria sensibilità e non imposti. Così le lezioni entrano nel concreto, passando attraverso l’esperienza ludica, e adattandosi ai bambini». C’è stata anche l’occasione di parlare di orti urbani: «all’interno della SOU c’è un piccolo orto creato in occasione dell’ultimo compleanno Farm. Una lezione ad hoc è stata preparata dal gruppo Orto Capovolto cooperativa che si occupa della progettazione e della realizzazione di orti a domicilio», spiega ancora Lipari. Ogni lezione vede la partecipazione di 25/30 bambini e attorno alla scuola gravitano una cinquantina di allievi, numero in costante aumento. Dura 90 minuti, 15 dei quali dedicati alla teoria e poi si procede alla suddivisione dei bambini in tre gruppi, ognuno dei quali seguito da un tutor. I bambini in team devono arrivare a declinare il tema della lezione attraverso il lavoro di laboratorio, divertendosi e mettendo in pratica ciò che hanno appreso.

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